L’amore come muro

«L’amore non è mai il frutto di un calcolo; non è amore di un insieme di qualità che definirebbero l’amato. Non è mai amore di qualcosa, ma di tutto. Di tutto ciò che io vedo e sento appartenere all’Altro.

Quando si ama non si ama mai solo una parte dell’Altro, non può esistere un Amore parziale. L’amore richiede amore per l’Altro in quanto tale; non per l’Altro che combacia con la rappresentazione idealizzata di noi stessi, non per lo specchio dell’Altro.

L’incontro d’amore si realizza non come un rispecchiamento narcisistico, ma come una rottura dello specchio, come esperienza di un Altro che non mi somiglia, che diverge da mio Io, di un Io che non sono Io.

L’incontro d’amore, direbbe Lacan, è sempre l’incontro con un amur, con qualcosa che resiste nella sua alterità, come un muro, un “amuro” appunto, qualcosa che non si può possedere, né valicare, né assimilare. Si ama sempre nell’Altro non il simile a noi ma l’amuro. È questa divergenza – la divergenza dell’amuro- questo scarto, che può rendere l’amato davvero insostituibile, ovvero amato in tutti i suoi dettagli. Desiderato, voluto, amato non per qualcosa ma per tutto.

In questo senso, come ricorda ancora Lacan, l’amore è sempre amore non di una qualità dell’amato, ma del suo nome proprio. È “amore del Nome”, dove “Nome” sta per “tutto”, per tutto ciò che l’Altro è nella sua alterità”.

L’amore non è empatico, non è immedesimazione, non è unificazione ma è amore per l’alterità, non per il simile, ma per il dissimile, non per l’uguale, ma per il differente. Proprio per questo ogni dichiarazione d’amore è rivolta a un’oscurità, a un mistero insondabile:

Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l’ombra e l’anima.T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
(Pablo Neruda) »

[Massimo Recalcati, Mantieni il bacio]

Un frammento di un autore a me molto caro. Che sa trovare le parole, che sa scavare dentro al significato, dilatandolo fino a farne “senso” più alto. Due anni fa, il mio primo incontro con la psicanalisi, il primo passo verso la versione migliore di me.

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